Festival

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Questa notte Lei è in un posto di mare.  E’ il tramonto, il sole è caldo, di quel colore arancio-rosso che solo lui può essere ed è pronto a riposare ancora un volta. L’aria è fresca, punzecchia, ti colpisce decisa, non è estate. C’è molta gente: sono tutti in fermento per la festa, la più importante della città. Dire città forse è troppo, è più che altro uno di quei paesini medievali, che gode di fascino, non tanto di grandezza o di opportunità. Lei è con un gruppo di ragazzi, scherzano, ridono, sono felici, spensierati, probabilmente si conoscono da molti anni. La gente inizia ad avvicinarsi rapidamente al lungomare, addobbato di tutti quei banchetti in festa e così anche loro decidono di darsi una mossa: <<Dai dobbiamo andare, o non riusciremo mai a mangiarci quegli spaghetti!>> sussurra piano uno dei ragazzi, quasi per paura che altri possano avere la sua stessa idea. Così tra uno slalom e un altro si avvicinano al banchetto in attesa del loro turno. Ci sono tutti tranne lei. Lei adora le feste di paese, la musica, la vivacità, il profumo di noccioline caramellate, la birra che si appiccica alle scarpe, i prodotti tipici venduti a prezzi esorbitanti rispetto al loro valore reale, le caramelle gommose. E’ così facile per lei perdersi in questa situazione. Tra una sosta e l’altra si avvicina agli altri, ma si accorge subito che qualcosa non va: tutti la fissano, occhi sgranati, palmo della mano sulla bocca:<<Forse mi è caduto qualcosa in testa. Forse ho una caccola nel naso (è così grande da sconvolgere tutti?). O no, ho rotto i jeans e ho tutte le mutande in vista, potevo almeno evitare quelle multicolor!>> pensa tra sè e sè e dopo un attimo di esitazione si volta. Eccola lì, una biscia nera, lucida e viscida strisciare dietro di lei, guardandola negli occhi, con espressione soddisfatta. Lei scappa, ma la biscia velocissima la segue, la tallona, non le lascia via di scampo. A lei non piacciono per niente le bisce e tutti i suoi simili e questo la biscia lo sa bene.

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Tonight She is in a sea’s place. It’s the sunset, the sun is hot, with an orange-red colour that only a sun could be and it’s ready to rest once again. The air is fresh, nipping, it hits you determined, it’s not summer. There are lots of people, they are all abuzz for the party, the most important of the city. This is not a real city, it’s more one of those medieval villages, which has charm, not so much size or opportunity. She is with a group of boys and girls, they are joking, laughing, they are happy, carefree, they probably know each others from many years. People are starting to approach quickly to the promenade, adorned with all those banquets in celebration and so they decide to make a move: << Come on we have to go, or we will never eat those spaghetti! >> whispers quietly one of the boys, almost for fear that others may have his own idea. So that, among a slalom and another, they go to the banquet, waiting for their turn. They are all there, but not her. She loves the village festivals, the music, the vivacity, the aroma of caramelized peanuts, the beer that sticks to shoes, the typical products which are sold at exorbitant prices compared to their real value, the marshmallows. It ‘s so easy for her to get lost in this situation. Between a stop and another she goes closer to the others, but she immediately notices that something is wrong: all the people are staring at her, eyes wide, the palm of the hand over the mouth: << Maybe something dropped on my head. Maybe I have a booger in my nose (is that so huge to upset all this people?). Oh no, I broke my jeans and everyone can see my underwear, I could at least avoid those multicolor! >> thinks by herself, and after a moment’s hesitation she turns back. There she was, a snake black, shiny, slimy crawling behind her, looking into her eyes, with a satisfied expression. She escapes, but the snake follows her quickly, it does not let her escape. She doesn’t like at all the snakes and all the fellows and this snake knows it.

Picture: “Baignade dans la Sein, La Grenouillère” Renoir, 1868.

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