Australia here we come

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Questa notte Lei è con suo nipote. Lui è agitato, sta per prendere per la prima volta non solo un treno, ma anche un aereo, figuriamoci lei. La responsabilità la carica di adrenalina, ma anche di quella pressione che solo chi ha a che fare con piccoli uomini o donne può capire. Valigia alla mano, sono pronti per partire. La destinazione è l’Australia: terra lontana, terra sognata, terra desiderata, che adesso sembra avvicinarsi per davvero.

L’emozione sul treno è forte: gli occhi del nipote sono vivi, accesi, attenti ad ogni piccolo particolare e lei è incantata. Quando cresci perdi tante cose e l’entusiasmo per ogni minima novità è una di queste. Sembra tutto un sogno (ed effettivamente lo è) fino a quando il treno si ferma: 25 minuti di ritardo. Chi ha esperienza quotidiana con questi mezzi di trasporto ha ben chiaro quello che lei sta provando in questo momento. Il nipote inizia ad agitarsi, lei cerca di mantenere la calma, ma le tempestive chiamate del padre di certo non la aiutano per niente. Lui li sta aspettando alla stazione, deve accompagnarli in aeroporto ed inizia a preoccuparsi. L’agitazione sembra il sentimento del giorno: la calma non esiste nel dizionario del viaggiatore, soprattutto del viaggiatore in treno. Dopo mezzora raggiungono la stazione, corrono all’uscita, ma il padre non c’è. Il cellulare è staccato, c’è solo la segreteria. Nella mente di lei il padre è andato e tornato da un brutto posto (da censura, che non si può dire in questa circostanza) più volte quando finalmente il telefono squilla: << Dove siete? Vi sto aspettando! Perderete l’aereo così! >>. Lui li stava veramente aspettando, ma alla stazione sbagliata. Il treno presentava delle anomalie così, il conducente ha deciso di cambiare rotta verso il deposito, ovviamente senza avvisare nessuno. Dopo un breve blackout intellettuale, offuscato da imprecazioni che possono essere riassunte in due-tre righe di asterischi, lei riesce ad organizzarsi con il padre sul da farsi e si incammina con il nipote verso il posto stabilito. Il bambino però è stressato, è stanco, ha fame, ha freddo, deve fare la pipì: l’entusiasmo del viaggio sta svanendo piano piano. Passano altri 20 minuti, il tempo sta volando via. Stanno aspettando il padre davanti ad un’edicola (dove il nipote ha costretto la zia a comprare il giornalino dell’ultimo film Disney) quando un uomo sulla quarantina si avvicina: << Non sono abituato ad uscire con ragazze più giovani, ma ti ho osservata, mi piaci, ti lascio il mio numero >> e le allunga il biglietto da visita. Lei è impietrita: non solo non riesce a credere al fatto che qualcuno possa notarla ancora, ma soprattutto in quelle condizioni, senza trucco, sudata, con i capelli appiccicati alla fronte e con un bambino al suo fianco. Arriva però il padre a tagliare l’atmosfera e, navigatore e cartina alla mano, cercano di raggiungere l’aeroporto nel più breve tempo possibile. I volti sono finalmente più distesi, ridono di quella mattinata, con il sentore ormai di avercela fatta. Strade chiuse, lavori stradali, divieti di accesso alle auto: sembravano veramente vicini all’obiettivo, ma non lo sono. Devono parcheggiare e proseguire a piedi: davanti a loro fango e solo strada strada strada. Vedono gli aerei atterrare, sentono il rimbombo nell’aria, sono vicini, ma non abbastanza.

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Tonight She is with her ​​nephew. He is restless, he is going to take not only a train fot the firts time, but also an airplane. Let’s imagine her: the responsibility makes her full of adrenaline, but also of the pressure that only those people who have little men or women can understand. Suitcase in hand, they are ready to go. The destination is Australia: a faraway land, a dreamed land, a desired land, which now seems to be approaching for real. The excitement on the train is strong: the nephew’s eyes are alive, they are bright, they are careful to every detail and she is enchanted. When you grow up you lose many things and the enthusiasm for every little new is one of them. It seems a dream (and actually it is) until the train stops: there is a 25-minute delay. Who has daily experience with these means of transport knows what she is feeling right now. The nephew is troubled, she tries to keep calm, but the timely calls of her father don’t help at all. He is waiting for them at the station, he has to carry them at the airport and he is worried. The agitation seems to be the feeling of the day: the calm doesn’t exist in the dictionary of the traveler, especially in the traveler by train. After half an hour they reach the station, they run to the exit, but the father is not there. The phone is disconnected, there is only the answering machine. In her mind, her father went and came back from a bad place (by censore, which can’t be said in this occasion) several times when finally the phone rings: << Where are you? I’m waiting for you! You will lose the plane! >>. He was really waiting for them, but at the wrong station. The train was faulty so the driver decided to change course towards the deposit, without telling anyone about that. After a brief intellectual blackout, overshadowed by expletives those can be summed up in two or three lines of asterisks, she manages to get organized with her father about what to do and she walks with her nephew to the established place. The child is stressed out, he is tired, he is hungry, he is cold, he has to pee: the excitement of the trip is fading away. They spend other 20 minutes, the time is flying away. They are waiting for the father in front of a newsstand (where the nephew forced the aunt to buy the last Disney movie’s magazine) when a man in his forties approaches: << I’m not used to go out with younger girls, but I observed you, I like you, I give you my number >> and lengthens the card. She is petrified, she can’t believe that someone can notice her,  especially in those conditions, with no makeup, sweaty, with the hair stuck to her forehead and with a child at her side. But finally the father comes to cut the atmosphere and, navigator and map in the hand, they try to get to the airport in the shortest possible time. Their faces are finally relaxed, they laugh at that morning, with the feeling that now they can make it. Roads closed, roadworks, access restrictions for the cars: they really seemed close to the goal, but they are not. They have to park and walk: in front of them just mud and road road road. They can see the planes landing, they feel the rumble in the air, they are close to the airport, but not so quite.

Pictures: zeromik.blogspot.com  desktop.freewallpaper4.me

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