Tre settimane e una tenda per un pezzettino di Australia

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Sembra un sogno, ma questa volta non lo è. Ho attraversato tre continenti da sola e ce l’ho fatta: ho messo due piedi in Australia.

Itinerario completo

Milano->Abu Dhabi->Sydney

Sono anni che non volo, ma stranamente non ho paura. So dove sto andando, so da chi sto andando, so che sarò felice e il mio dentro sorride. Arrivo ad Abu Dhabi di notte e le numerose gru illuminate attirano subito la mia attenzione, così come il Ferrari World (non posso nascondere la mia innata passione per le monoposto). Sembra una città nuova, in continua espansione, così come il suo aeroporto pulito, ordinato, scintillante.

Le 14 ore successive passano lente, ma finalmente sono arrivata, ancora non me ne rendo conto, ma sono a Sydney e il mio cuore, dopo mesi, si risveglia. 

Terra rossa infinita in Australia

Sydney->Huskisson/Jervis bay

La scelta di partire per il nostro drive-tour senza fermarsi subito a Sydney si è rivelata azzeccata: ha creato ancora più mistero ed aspettative ad una città che scopriremo poi, non ci deluderà.

Ci dirigiamo verso sud lungo la Princes Hwy, che ci accompagnerà per gran parte del nostro viaggio e imbocchiamo la Great Pacific Drive. L’oceano si scaglia sulla costa, divorandola pezzetto dopo pezzetto.

Il Cliff Bridge è una di quelle costruzioni in cemento che non noteresti dalle altre parti ma che qui si sposa perfettamente. Si sente vivido il profumo del mare, il frastuono delle onde e del vento che sbatte nei capelli. Guardo in giù e mi chiedo come la vita non possa sembrare più avvincente qui, così come ai miei occhi, anche a quelli di coloro che hanno deciso di farla finita proprio da questo ponte.

Raggiungiamo presto Wollongong, un vero e proprio “paesotto” marittimo con i suoi bar, negozietti e palazzoni. Tanti abitanti di Sydney vengono qui per lo loro vacanze estive, come se avessero davvero bisogno di cambiare aria per sentirsi in vacanza.

La prima giornata si snocciola nel territorio di Jervis Bay, sulla spiaggia di Huskisson, piccolo paese non degno di nota ma con una spiaggia dalla sabbia così bianca da non passare inosservata. Ci sono anche due novelli sposi asiatici: si guardano negli occhi, si baciano, si sfiorano delicatamente le mani, si amano, li invidio.

Cliff Bridge
Wollongong
Wollongong
Huskisson Beach
Huskisson Beach

Jervis Bay->Canberra

Da Huskisson ci dirigiamo all’alba verso Hyams Beach (la spiaggia dalla sabbia più bianca al mondo secondo la gente del luogo) attraverso un sentiero che si snoda tra il Jervis Bay National Park ed il Boderee National Park e ci imbattiamo in quello che sarà il primo ‘bush’ del nostro itinerario. Eucalipti,  venature infuocate di alberi della gomma, canti di uccelli che risuonano come canzoni inedite, prede di ragni affamati (sicuramente velenosi, lasciamoli lì dove sono) e nessuna persona lungo la via.

Eccola Hyams Beach e la sua sabbia fina, soffice, brillante, accesa. Non posso paragonarla alle classiche spiagge tropicali a sabbia bianca (non essendoci mai stata) ma Hyams Beach sembra vera, non da cartolina ma intima e speciale nella sua semplicità. E’ incontaminata, c’è pace, armonia, silenzio. E’ come una canzone alternative rock: non sarà mai una greatest hit, ma parla di cose reali, di cose vere, non si adegua ai canoni e per questo ti ci rispecchi e te la ricorderai per sempre.

Il nostro viaggio prosegue in direzione Canberra. Sembra una residenziale cittadina di provincia, piuttosto che la prima città australiana. Appare verde, fresca, sportiva, giovane, monumentale. Lo testimoniano i viali verdi, il museo della guerra con i papaveri commemorativi, la National Gallery e il museo della scienza, il vecchio parlamento con gli appostamenti aborigeni, il nuovo parlamento con il suo tetto d’erba verde calpestabile. Canberra non profuma di smog, non profuma di capitale, profuma di novità, profuma di qualcosa che in Italia è difficile da trovare.

Alberi della gomma
Alberi della gomma
Hyams Beach
Hyams Beach
Canberra
Canberra
Parlamento Nuovo
Parlamento Nuovo

Canberra->Lake Entrance

Lasciamo Canberra prima dell’alba e percorriamo la B72 Snowy Mountains Hwy per rientrare sulla costa. E’ quella che gli australiani definiscono strada di montagna ed effettivamente lo è, ma chi è abituato alle nostre strade alpine sicuramente non si sorprenderà.

In circa tre ore raggiungiamo il confine NSW-VIC ed uno dei parchi più sottovalutati ma più interessanti d’Australia secondo la Lonely Planet: il Croajingolong National Park. Non si può dire niente di diverso: pace, armonia, carattere. Come al solito non c’è nessuno, ma questa volta non ci sentiamo soli, la natura allarga le sue braccia e ci avvolge , ci riscalda il cuore e ci apre la mente a mille pensieri. Vorremmo tanto avere una macchina diversa dalla piccola Yaris in questo momento, così da non rinunciare a troppi sentieri.

Cammino controvento lungo le dune e vorrei che il tempo non finisse mai, camminare in silenzio fino a non essere più sostenuta dalle gambe, fino a vedere i miei capelli tingersi di grigio.

Ci rimettiamo in marcia verso la famosa zona portuale di Lake Entrance nel mezzo del complesso di laghi , fiumi, lagune e paludi noto come Gippsland Lakes.

Croajingolong National Park
Croajingolong National Park

Veduta del Gippsland

Lake Entrance->90 mile beach

Proseguiamo lungo la costa verso sud e facciamo tappa nella pittoresca Paynesville da dove parte il ferry per Raymond island, più conosciuta come l’isola dei koala. Ci sono piccole case bungalow (tipiche australiane) l’una appiccicata all’altra immerse in una fitta boscaglia di alberi di eucalipto tra i quali si snoda il “Koala trail”.  Una volta avvistato il primo koala, è una scoperta continua: i nostri occhi si sono ambientati e non possono più fare a meno di concentrarsi su quei piccoli mammiferi che fino ad allora avevamo visto solo come peluches. Sono ammassi di pelo dormienti raggomitolati su loro stessi in equilibrio su rami che sembrano potersi spezzare da un minuto all’altro. Incuranti di tutto e tutti, sembrano vivere al di fuori della realtà, dove il tempo si è fermato.

Ancora non so dire come sia stata in grado di andarmene da quell’isola. Mi sono voltata ed ho proseguito senza voltarmi indietro, altrimenti non ce l’avrei mai fatta.

Proseguiamo ancora verso sud fino a raggiungere 90 Mile Beach, una spiaggia che, come dice il nome, si estende per ben 145 km. Ci siamo solo noi, la nostra tenda, il tramonto, l’oceano infinito.

90 Mile Beach-> The Prom

Da 90 Mile Beach proseguiamo ancora una volta verso sud e raggiungiamo il punto più meridionale d’Australia. Non mi sono mai spinta tanto a sud, mai.

Dalla cittadina di Foster ci addentriamo tra la verde vegetazione lungo la strada panoramica che nell’anticamera del Wilson Promontory National Park (o The Prom) ci accompagna fino a Tidal River, dove abbandoniamo la macchina. Avevo letto della sconosciuta spettacolarità del parco, ma quello che posso vedere è davvero qualcosa di più. Lo “Squeaky Beach Trail” ci guida tra colline e scogliere oceaniche fino alla famosa omonima spiaggia, così detta perchè ad ogni passo la sabbia scricchiola sotto i piedi. Il sentiero prosegue quindi per Pic Nic Bay e Whisky Bay, meno conosciute ma proprio per questo più affascinanti, misteriose, ribelli. Il sentiero è troppo breve e siamo già costretti a ritornare verso Tidal River e Norman Bay dove il sole, il caldo e la bassa marea ci accompagnano in un bagno oceanico. Ancora una volta rimpiangiamo una jeep, un pick-up o un qualsiasi altro mezzo di trasporto con il quale proseguire la nostra avventura nel parco: così di sicuro sarebbe stata una vera avventura.

Siamo ormai all’imbrunire ed ecco che i canguri escono finalmente  allo scoperto. Scendiamo al volo dalla macchina e lentamente ci avviciniamo. Li sentiamo brucare l’erba, vediamo come si muovono con la sequenza zampe posteriori, perno sulla coda e zampe anteriori e come saltano agilmente. Alzo lo sguardo e la prateria adesso ci offre due, quattro, sette canguri: sono sereni nella loro casa e noi siamo solo ospiti guardinghi.

The Prom
The Prom
Squeaky Beach
Squeaky Beach

The Prom->Phillip Island-> Melbourne

Sembra quasi impossibile, ma sono io ad insistere per uno stop a Phillip Island, giusto sulla strada per Melbourne. Una breve sosta al circuito dove mi immagino sulla Yamaha con Valentino Rossi e poi via verso la punta ovest dell’isola verso The Nobbies e The Seal Rock. Una breve passerella in legno ci offre una veduta ideale per ascoltare e odorare la maestosità dell’oceano che negli anni ha reso la costa particolarmente irregolare scavando grotte e creando dimore perfette per foche ed uccelli marini. Purtroppo non abbiamo il tempo di assistere alla Penguin Parade (la risalita al tramonto dei pinguini dalla pesca in mare) ma non ne rimaniamo delusi. Non restiamo indifferenti infatti nel vedere nascosti sotto la balaustra piccoli pinguini (i più piccoli al mondo) accovacciati l’uno accanto all’altro.

E’ ora di lasciare l’isola e di proseguire verso la nostra prima città australiana: Melbourne. Si percepisce ben presto che stiamo arrivando in una vera e propria metropoli: le due corsie si trasformano via via in sette e il traffico aumenta sempre di più.

Prima di entrare in città ci concediamo una passeggiata al tramonto a St.Kilda, pittoresca zona marittima di Melbourne. Le attrazioni e i divertimenti non mancano, il lungomare brulica di eccentrici personaggi.

Phillip Island
Phillip Island
The Seal Rock
The Seal Rock

Lungomare di St. Kilda
Lungomare di St. Kilda
Skyline di Melbourne
Skyline di Melbourne

Melbourne

La visita della città è agevole grazie al City Circle tram, un vecchio tram che ogni 10 minuti percorre gratuitamente un anello intorno alle zone più interessanti del centro. Scendiamo alla State Gallery, la biblioteca più importante dello stato Victoria e facilmente ci addentriamo nella visita degli edifici storici e politici della città e della Cattedrale di St. Paul. Dopo un ottimo pranzo in un ristorantino Thai Viet delizioso proseguiamo la nostra visita verso sud arrivando finalmente nell’architettonica Federation Square, piazza più importante di Melbourne, luogo di incontri e di eventi, mix vincente di vecchio e nuovo.

Cosa dire di Melbourne? Sembra di essere in una città nuova, ancora giovane, ma così viva e piena di personalità.

City circle tram
City circle tram
Federation square
Federation square

State library of Victoria

Melbourne->GOR->Johanna Beach

Siamo ancora una volta in viaggio all’alba per percorrere una delle strade più famose al mondo: la Great Ocean Road.

Attraversiamo Geelong e Torquay patria dei surfisti (basti pensare a Bell’s Beach) ed entriamo nel Great Otway National Park. Il paesaggio si fa via via più collinare e la strada sale e scende zigzagando tra alti alberi di eucalipto e scogliere rocciose a picco sul mare. Impossibile non rimanerne affascinati: ci sono punti di osservazione praticamente ad ogni curva e ci sentiremmo male se ne saltassimo anche solo uno. Il mare e gli scogli variano continuamente ed il profumo della foresta associato a quello delle onde è inebriante.

Facciamo tappa 17 km dopo Apollo Bay, al Maits Rest Rainforest Boardwalk, una breve passeggiata all’interno della foresta pluviale, tra enormi tronchi di alberi della gomma e grossi felceti. Deviamo quindi verso Cape Otway Lighthouse, il faro più antico di tutto l’Australia, ma ne rimaniamo delusi: il prezzo d’ingresso è decisamente troppo elevato.

Ci accampiamo per la notte a Johanna Beach, in uno dei tanti camping gratuiti d’Australia, in una spiaggia immensa, selvaggia, vivace.

Great Ocean Road
Great Ocean Road

Maits Rest Rainforest Boardwalk
Maits Rest Rainforest Boardwalk
Johanna Beach
Johanna Beach

Johanna Beach->Dartmoor

Ripartiamo da Johanna Beach verso il simbolo della Great Ocean Road: i 12 apostoli.

Nonostante il meteo non ci assista scendiamo per i Gipson step, gradini scavati nella roccia rossa che ci accompagnano fino alla spiaggia per ammirare da vicino i primi due monoliti. L’atmosfera è unica: i colori, il rombo delle onde, le stesse che hanno eroso la roccia trasformandola in qualcosa di semplicemente unico al mondo. 

Risaliamo e camminiamo verso un altro punto di osservazione dove si possono vedere tutti gli altri apostoli (o almeno quello che ne resta) uno dopo l’altro, così imponenti, così vicini eppure così lontani.

Ci dirigiamo quindi al Loch and Arch, dove ci addentriamo in una serie di sentieri che si snodano tra faraglioni e grotte spettacolari seguendo la trama del naufragio più famoso d’Australia.

La strada ci conduce poi al London Arch, così chiamato per la somiglianza al London Bridge di Londra, almeno prima dell’erosione del 1990 che l’ha spaccato a metà.

Gibson steps
Dodici Apostoli
Dodici Apostoli
Loch and Arch
Loch and Arch
London Arch
London Arch

Dartmoor->Kingston SE

Ripartiamo presto dal campeggio di Dartmoor: sappiamo che abbiamo tanta strada davanti. Attraversiamo il confine VIC-SA e le verdi foreste di eucalipti ed alberi della gomma ci lasciano per grandi praterie e file di piccole conifere perfettamente allineate.

La prima fermata è Mount Gambier: cittadina ancora addormentata alle 8.00 di mattina ma che ci delizia con il suo famoso lago blu. Sinceramente non ero molto convinta di questa visita, ma devo dire che ne sono rimasta colpita. Il colore del lago è di un blu particolare, definirei quasi caldo, che non si vede molto spesso. Sembra infinito eppure finito allo stesso tempo.

Facciamo altri 150 km prima di fermarci ancora, questa volta a Kingston SE, per rifornirci di varie brochure che riguardano il Coroong National Park, ideale per l’avvistamento di pellicani e tante altre specie di uccelli. Non le vedremo mai, la nostra giornata termina qui.

La macchina non riparte, qualcosa è andato storto. 

Ecco i classici momenti di panico che prendono il sopravvento, insieme al caldo, l’incertezza, le telefonate infinite all’agenzia di noleggio e di assicurazione, la delusione e la consapevolezza di aver rovinato in modo forse irrecuperabile il nostro viaggio.

Siamo nell’incertezza più totale quando una signora di mezza età accosta con il suo pick-up e ci invita ad andare con lei. Non lo sappiamo ancora, ma questo sarà uno degli incontri più interessanti della nostra vita.

Blue Lake
Blue Lake

Kingston SE->Melbourne

Non raggiungeremo mai Adelaide. Il nostro viaggio è cambiato, dobbiamo prenderne atto.

Siamo ancora a Kingston SE e ci svegliamo in quella che non è la nostra casa e neppure la nostra tenda. Siamo in una stanza di una famiglia australiana, una vera, che chissà per quale strano motivo ha deciso di aiutarci, fidarsi di noi senza pregiudizi e aprirci le porte della loro dimora. E’ incredibile. Credo, anzi sono sicura, che in Italia non succederebbe mai una cosa del genere. Abbiamo parlato tanto, ci siamo confrontati, siamo stati sulla barca del marito della signora (un pescatore di aragoste), abbiamo fatto un giro in bicicletta e sulla loro jeep, abbiamo mangiato con loro e abbiamo ricevuto tanti sorrisi.

Nella sfortuna, siamo stati davvero fortunati, forse troppo. 

Torniamo a Mount Gambier sul carro attrezzi e, dopo aver cambiato l’auto, ci dirigiamo ancora una volta verso Melbourne.

Melbourne->Albury

Siamo a Melbourne dove per l’ennesima volta dobbiamo cambiare auto e questa volta ci consegnano un monovolume.

Seguendo i consigli del nostro nuovo amico di Kingston SE siamo in viaggio verso il Kosciuszko National Park. La strada è molta così decidiamo di fermarci ad Albury/Wodonga (la città è divisa in due, una parte in NSW ed una in VIC) per una breve passeggiata con nuotata controcorrente nel verde fiume Murray, il più importante del Paese. Devo dire che Il Murray river delude un pò le aspettative per essere il fiume più grande d’Australia, ma l’atmosfera domenicale rilassata di Albury non ci butta giù.

Il fiume Murray
Il fiume Murray
Tramonto dal campeggio
Tramonto dal campeggio

Mount Kosciuszko

Siamo alla base delle Snowy Mountains, le uniche montagne australiane, così chiamate perchè d’inverno si riempiono di neve e permettono agli australiani di cimentarsi con lo sci. La strada sale tortuosamente in mezzo a valli e foreste di eucalipti davvero incantevoli.

Decidiamo di percorrere a piedi il sentiero Dead Horse Gap che ci guida prima su un altopiano e poi sulla cima del Monte Kosciuszko. Quello che ci circonda è particolare: siamo a 1500 metri e quella che sicuramente un tempo (scopriremo fino al 2003) era una foresta, ora è solo una nuvola bianca di alberi inceneriti che rende l’atmosfera decisamente più tetra. Salendo incrociamo il sentiero che proviene dalla seggiovia in arrivo da Thredbo (uno dei villaggi del parco) e le persone aumentano esponenzialmente. La passeggiata è facile e piacevole e ci porta direttamente alla cima, dalla quale si gode di una vista notevole.

Torniamo velocemente alla macchina per macinare il maggior numero di chilometri possibile per raggiungere le Blue Mountains.

Alberi inceneriti o Ghost Trees
Alberi inceneriti o Ghost Trees
Vista sulle Snowy Mountains
Vista sulle Snowy Mountains

Blue Mountains

Arriviamo alle Blue Mountains con molte aspettative (almeno da parte mia).

Dopo aver preso le solite brochure al centro informazioni di Blackheath, ci avventuriamo per un sentiero tutt’altro che turistico che dall’ Evan’s Lookout in circa 6.30 ore si addentra nel Blue Mountains National Park fino a ritornare al punto di partenza. Il sentiero scavato nella roccia è spettacolare e mozzafiato. Scende ripidamente attraverso scalini sospesi nel vuoto fino ad immergersi nella foresta umida. Mi sento catapultata in Jurassic Park, aspetto uscire un dilofosauro da un momento all’altro (uscirà però solo un’iguana). Seguiamo il fiume che crea vivacemente cascate e pozze (nelle quali è anche possibile immergersi) nel mezzo di eucalipti secolari e felci giganti. La fatica c’è e si fa sentire (soprattutto quando dobbiamo risalire in cima) ma la solitudine nel mezzo di una natura così pura e selvaggia è impagabile.

Questo è il bushwalk più bello che abbiamo fatto fino ad ora, ne siamo sicuri.

Blue Mountains
Blue Mountains
Il sentiero scavato nella roccia
Il sentiero scavato nella roccia

Il sentiero nella foresta
Nella foresta

Blue Mountains->Sydney

Estasiati dalla giornata precedente riprendiamo la nostra visita alle Blue Mountains concentrandosi sui simboli del parco: Le Wentworth Falls e Le Three Sisters. Cosa dire al rigurardo: bellissime, ma sinceramente non paragonabili a quello che abbiamo già visto ieri.

Ecco perchè ogni volta che viaggio cerco di non fossilizzarmi troppo sui “simboli” turistici: quelli li vedono tutti, probabilmente li ho già visti io stessa almeno una volta in foto. E’ vero che vederli di persona fa tutto un altro effetto, ma scoprire qualcosa di nuovo, addentrarmi in qualcosa di diverso e inesplorato non ha prezzo, è unico e sicuramente non potrà mai deludermi. 

Lasciamo le Blue Mountains per dirigerci alla city: Sydney. Decidiamo di posticipare la visita della città al giorno seguente e di concentrarci sulle spiagge a nord. Siamo andati fino a Palm Beach per poi scendere lungo la costa fino a Manly. Piccoli lembi di terra che si espongono verso l’oceano creando baie nascoste e colorate. E’ così facile sentirsi in vacanza ad appena 20 minuti dalla città. Vuoi abbronzarti in una spiaggia vera dopo il lavoro? Vuoi fare surf appena uscita dall’ufficio? Qui puoi, qui devi.

Three Sisters
Three Sisters
Wentworth Falls
Wentworth Falls
Wentworth Falls con copa acqua
Wentworth Falls con poca acqua
Palms Beach
Palms Beach
Newport Beach

Sydney

Quante cose avevo letto, sentito, visto, immaginato di questa città.

Come mi sono sentita io a Sydney?

Invidiosa, quando ho camminato tra le enormi spiagge di Coogee e Bondi a 15 minuti dalla città.

Agitata, quando mi sono ritrovata sotto l’appartamento di Russell Crowe.

Turista, quando ho scattato fotografie ad ogni angolo dell’Opera House.

Innamorata, quando il sole stava calando e lo skyline ha preso di nuovo vita.

A casa, quando ho camminato tra gli edifici di The Rocks, così diversi dai grattacieli del centro.

Affamata, quando abbiamo trovato un ristorantino giapponese delizioso ed economico, a due passi dal Sydney Harbour Bridge.

Erudita, quando ho visto come è stato inciso il nome del nostro Michelangelo sulla parete della National Gallery of  NSW.

Colorata, quando ho camminato per ore nei giardini botanici tra piante esotiche, pappagalli e ragni giganti.

Onorata, quando ho parlato con una vera aborigena che mi ha raccontato la storia della fantasia del mio cappello.

Colpevole, quando ho sentito la guida dei giardini botanici rimproverare noi europei di aver introdotto nel paese specie animali e vegetali non compatibili con quelli esistenti (anche se gli europei da rimproverare in questo caso sono solo gli inglesi).

Delusa, quando ho visto e sentito troppa gente parlare italiano e quando ho capito che la “vera” Australia è quella che abbiamo visto fuori e lontano dalla città.

Triste, quando è arrivato purtroppo il giorno di ripartire.

Bronte Beach
Bronte Beach
Bondi Beach
Bondi Beach
Woolloomooloo
Woolloomooloo
Nei Giardini botanici
Nei Giardini botanici
Michelangelo, National Gallery of NSW
Michelangelo, National Gallery of NSW

 

 

 

 

 

 

 

 

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8 pensieri riguardo “Tre settimane e una tenda per un pezzettino di Australia

    pasqualeeclaudia ha detto:
    settembre 18, 2014 alle 10:19 am

    che viaggio stupendo!!! Mille emozioni lungo la strada…questo è il vero viaggio per noi, e hai realizzato in pieno questa “visione” 😉

      thedaybynight ha risposto:
      settembre 18, 2014 alle 11:49 am

      Grazie mille! Che bello sentirvelo dire. E’ stato davvero qualcosa di incredibile, quasi difficile da raccontare. Sono sicura che un giorno vi cimenterete anche voi con l’Australia!

        pasqualeeclaudia ha detto:
        settembre 18, 2014 alle 11:53 am

        Speriamoooooo ❤

        thedaybynight ha risposto:
        settembre 18, 2014 alle 12:30 pm

        🙂

    Lucia - Respirare con la Pancia ha detto:
    ottobre 1, 2014 alle 5:09 pm

    Sono venuta proprio a cercarti. A vedere se avessi scritto qualche altra cosa.. che bel giro e quanto amore per questa Terra che mi ha dato tanto. Solitamente non leggo moltissimi post sull’Australia, ma i tuoi mi colpiscono sempre.

    E mi hai fatto sorridere a “Michelangelo”.. ho una foto ma non ho mai avuto il coraggio di condividerla! 🙂

      thedaybynight ha risposto:
      ottobre 1, 2014 alle 5:15 pm

      Ma grazie! Troppo gentile come sempre 🙂 Io invece non ho potuto non metterla…ci sono rimasta troppo male 🙂

    30s happy hours ha detto:
    ottobre 2, 2014 alle 5:57 pm

    Giro bellissimo, spero di riuscirlo a fare anche io un giorno !!

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